Del perchè di tutto il resto. La vita e l’universo sono ormai inflazionati.

Lunedì.
Non é il caso che mi ripeta, vero ?
Non c’é aspettativa, non c’é voglia, non c’é un sailcazzo di nulla.
Vorrei poter dire che tutto scorre, ma la stasi ha preso il sopravvento in questo frangente, permettendomi di dedicarmi alle risposte, od alla risposta.

Ho pieno il cervello di domande di cui vi assicuro nessuna delle risposte possibili mi ha mai portato una virgola di felicità; a parte una, LA domanda, l’unica della quale avrei voluto la risposta: è la ragazza giusta? E la risposta non è 42, è sì; indubbiamente, inevitabilmente, invariabilmente sì. E per una settimana nella mia triste ed effimera esistenza mi ha reso felice. (Arthur Dent)

La doverosa citazione di Douglas Adams forse rende meglio l’idea. Ma non si tratta di contestualizzare un pensiero, ma di generalizzare un’idea. L’idea che alla fine dei conti ognuno di noi ha in testa ogni sette secondi. Perchè alla fine troppe cose si muovono intorno a quel momento, quella ricerca, quella … caccia. Tutto il resto, é il piacevole contorno, il piacevole risultato. O forse, il necessario.

E quindi, la risposta é indubbiamente, inevitabilmente, invariabilmente sì.

Blah blah blah …. Blah ?

Mi sono chiuso in quattro mura, giù in città.

Ora, dimmi, dimmelo, che stò prendendo spunto dai Linea 77, perchè lo faccio senza remore.

E tu, da cosa prendi spunto ? Eh ?

Sono indisposto nei confronti della vita, di quello che per l’ennesima fottuta volta, il cuore ha pompato.

Il lavoro procede. Quello, pagamenti a parte, non mi dà mai problemi. Ne ho sempre sin dietro le orecchie. Ed anche in posti che persino io censuro.

Parole, parole, parole, finzione, respiro che si spezza, attese inutili per qualcosa che arriva, finzione e vertigine. Agorafobia.

Ridatemi il mio piccolo mondo di merda, veramente. Quando avevo il controllo di tutto e tutto mi controllava.

Ridatemi la televisione analogica, ridatemi il rumore di fondo, ridatemi la gente che rumoreggia invana.

Ridatemi le corse in macchina, ridatemi le ubriacate con un secondo fine.

Rendetemi una persona peggiore di quello che sono. Davvero, voglio essere peggio di quello che sono.

Tanto, é un dato di fatto, vince il peggio. Vince il disonesto, il delinquente, lo stupratore, il pedofilo. Vince il prete, il politico, l’assessore, il travone che confessa.

Bhè ? Anche io vorrei vincere facile. Ma tanto, alla resa dei conti, se ti fermi un attimo, se hai veramente le palle, lo sai. A che cazzo serve che te lo scriva ? E quindi, smettila di essere l’ebete. Smettila. E no, non farlo per me, perchè io alla fine, sono il mezzo, non il fine.

Il mezzo, non il fine. E tutto ebbe inizio quella notte che non voglio ricordare a chi c’era, e non voglio raccontare a chi legge. Ma versatemi un bicchiere, e ve la racconto. Quella fottuta notte di merda.

E via, con la citazione ….

Buona sera, Londra. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno ahimè sprofondato nell’oblio, sottraendo un po’ di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere. Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole.. non c’è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l’avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie. C’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all’attuale Alto Cancelliere, Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio. Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l’equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato. (V)

Non sono così bravo a scrivere, ma sapete una cosa ?

Io non uccido, io massacro ….

Ed il resto della citazione, sapete dove trovarlo.

Ma alla fine dei conti, mancano sempre le palle per fare quello che é giusto. Anche a me. Si, anche a me.

Pessimismo e fastidio …?

L’ho già detto decine e decine di volte.

Sem, vede, prevede, stravede e straparla, ma porcoddio ha sempre ragione.

Scusate la bestemmia, ma il motto non l’ho inventato io. Così è stato coniato.

Sono poche le volte che mi sono sbagliato. E quelle poche, comunque, ho sbagliato il modo ma non il risultato. A volte penso che Murphy fosse un veggente ed abbia visto in me la Legge.

Umpfeggiamo serenamente, non trovo nulla in cui stupirmi. Forse mi sbaglio. Forse no. Non mi è ancora dato saperlo. Vedremo la giornata come butta.

Di sicuro dovrei scrivere mooooooolto di più.

Di sicuro, dovrei ascoltare un bel pò di musica in più.

Per tutto il resto, c’è la Puppacard :-)