La vita vista dalla parte da cui non leggi il ciak

Dormo di merda, vivo ancora peggio, tutto tace come scorre. Molti trovano fredda questa estate, io non trovo qualcosa che non bruci, che non mi cuocia lentamente.
E vai, con un’altra scena da girare, quella dei casini che mi impediscono di andare in ferie, di andare a trovare qualche persona che voglio rivedere, che mi impediscono di andare al bar a prendermi un cazzo di caffè. E via, con un’altra moka.
Oramai non mi alzo più dal letto nemmeno per rispondere al cellulare, mi alzo solo per scrivere qualche minchiata, andare in bagno, mangiare. E quelle volte che esco, la mia testa comunque vaga altrove, dove non dovrebbe più stare.
Ma un’altra scena bisogna girarla, un’altro ciak bisogna farlo.
Oramai anche gli occhi mi stanno abbandonando, non riesco a stare al monitor quanto dovrei. Figuriamoci quanto vorrei. Stavolta me li gioco. Sia lode all’ottimismo.
Ho smesso di tenere il portatile sul comodino, per lasciare spazio a più sigarette. Nemmeno l’alcol mi dona ancora quell’ovattato piacere da dolce vita. Figuriamoci il cibo.
Mi sono obbligato a comprare cibi pronti per evitare di nutrirmi solo di grissini ed affettati, in attesa che tutto questo si sblocchi, in attesa di un qualcosa che non posso (o non ho ancora capito di potere) smuovere.
In attesa, forse, solo di un’altro ciak.



Del perchè di tutto il resto. La vita e l’universo sono ormai inflazionati.

Lunedì.
Non é il caso che mi ripeta, vero ?
Non c’é aspettativa, non c’é voglia, non c’é un sailcazzo di nulla.
Vorrei poter dire che tutto scorre, ma la stasi ha preso il sopravvento in questo frangente, permettendomi di dedicarmi alle risposte, od alla risposta.

Ho pieno il cervello di domande di cui vi assicuro nessuna delle risposte possibili mi ha mai portato una virgola di felicità; a parte una, LA domanda, l’unica della quale avrei voluto la risposta: è la ragazza giusta? E la risposta non è 42, è sì; indubbiamente, inevitabilmente, invariabilmente sì. E per una settimana nella mia triste ed effimera esistenza mi ha reso felice. (Arthur Dent)

La doverosa citazione di Douglas Adams forse rende meglio l’idea. Ma non si tratta di contestualizzare un pensiero, ma di generalizzare un’idea. L’idea che alla fine dei conti ognuno di noi ha in testa ogni sette secondi. Perchè alla fine troppe cose si muovono intorno a quel momento, quella ricerca, quella … caccia. Tutto il resto, é il piacevole contorno, il piacevole risultato. O forse, il necessario.

E quindi, la risposta é indubbiamente, inevitabilmente, invariabilmente sì.

The dark side of … a bedside table.

Prendi una situazione desiderata, condiscila ed aggiungi la giusta dose di spezie e di aromi, cerca di renderla quanto più bella ti sia immaginabile.

Bene.

Se vuoi rendere la cosa unica, aggiungici un Sem. Non uno a caso, proprio il Sem.

Sem, con i suoi pensieri, i suoi desideri e le scelte di vita che ha fatto, nel bene e nel peggio.

La mia vita mi stà portando dove non credevo di arrivare, dove non potevo immaginare di arrivare.

Ed allora ? Allora si esagera perchè il trasporto diventa forte quanto il desiderio.

Desidera una vita consona a quello che sei, dedicata alla comunicazione, all’appagamento, al lasciarsi andare ed al recuperarsi. E quando tutto questo c’é, curalo, consolidalo, coltivalo e nutrilo.

Ovviamente, la normalità non viene minimamente considerata come opzione possibile.

Lasciati andare, godi al massimo del momento, sii felice. Ma non far durare tutto questo; la merda, lo schifo ti attendono dietro l’angolo. Li brami, li desideri, più di tutto il bene che ne puoi trarre e che puoi donare.

Tu, uomo, non puoi stare bene, devi rovinare tutto perchè non vuoi tutto questo bene, non te lo meriti. Lo desideri, ma non lo meriti. Non fà assolutamente per te. E non lo fai apposta, ma alla fine quella merda, quel buio, quell’oscurità ti é consona più di ogni desiderio di bellezza in cui il tuo ego potrebbe serenamente trastullarsi.

Ti allontani dal bene non per codardia, ma per non sentirne la mancanza. Non vuoi, non consideri la possibilità di rovinare tutto, ma é la tua risposta alla bellezza.

E così finisci a fare del male, troppo male, a chi non se lo merita, a chi non vorresti, alla sorgente del bene che stai ricevendo. Ed a nulla servono le parole, i pensieri, od i gesti. Tutto automaticamente per te diventa inopportuno. Stasi debilita, azione rinfranca, ma il nulla ti trova e tu, bastardo, lo usi come rifugio. Un nulla sotto spirito che ti culla, ti conforta, e ti porta ad un sonno pieno di ….. nulla.

Ma quando ti risvegli, riassapori la merda a cui sei abituato, con l’aggiunta del pentimento per aver fatto del male a chi, assolutamente non lo meritava. A chi non volevi. A chi stava solo cercando di volerti bene per il lurido figlio di puttana che sei. Ed il non riuscire a dimostrare i propri pensieri, é la conferma che le parole, non sono come tu le vorresti.

Vorresti parlare, vorresti spiegarti, ma alla fine riesci a chiedere solo scusa. E nemmeno bene. In fondo, l’odio, é il giusto premio per quello che inconsciamente ti rendi conto di fare. Solo, te ne rendi conto troppo tardi.

Bastava fermarsi prima di iniziare. Bastava …. fare qualcosa di diverso.

Bastava … Ma perchè far andare le cose bene, quando puoi rovinare tutto ?

Un giorno comprenderò il mistero che si cela dietro il calore confortante della merda.

Un giorno …. Non oggi.