Perché i sogni distruggono le realtà possibili ?
Me lo sono chiesto coi miei sogni di stanotte, e la risposta mi ha fatto decisamente cagare …
Voi, ne avete una migliore ?
Perché i sogni distruggono le realtà possibili ?
Me lo sono chiesto coi miei sogni di stanotte, e la risposta mi ha fatto decisamente cagare …
Voi, ne avete una migliore ?
Bella domanda. Già.
Non per i postumi di qualcosa che ha un grosso simbolo di pausa. E nemmeno per normali abusi.
E solo quel sapore conosciuto tempo addietro, che torna come la digestione di qualcosa che finalmente è andato là dove doveva andare. Senza però essere minimamente elaborato dai succhi gastrici.
No, decisamente tutto questo non fà per me. Anche se il rifiutarlo non mi aiuta.
Una camicia sopra l’altra, una maglietta sopra l’altra, dei pantaloni, la cerniera della borsa che si chiude, ed i colori assumono nuove tonalità di grigio. Un nuovo viaggio si appresta ad annebbiare i miei pensieri, o banalmente, a renderli ancora più pesanti e meno consoni alle mie scelte.
E non sarà una parola, nè un’avventura. Sarà stupido e banale lavoro. Tanto, quello è il mio rifugio.
Come avevo previsto le cose sono andate.
Odio tutto questo, odio la situazione che ho creato.
Si, tutto scorre come un fiume.
Malattia a parte, tutto scorre bene.
Quiete prima della tempesta o finalmente …..?
…. non è un film.
Anche se tocca recitare una parte, io continuo a fare il tecnico.
Rimane comunque il mio cazzo di mestiere, che adoro e che sono in grado di fare.
Pensieri. Troppi pensieri. Troppe seghe mentali.
E’ ora di passare all’azione ? Quale azione …
Non sono proprio più capace di corteggiare, ma vorrei farlo >_<
… ringrazio Alice Cooper per aver scritto Poison …
I want to love you, but I better not touch (Don’t touch)
I want to hold you but my senses tell me to stop
I want to kiss you but I want it too much (Too much)
I want to taste you but your lips are venomous poison
You’re poison runnin’thru my veins.
Troppo silenzio dopo la tempesta.
Troppo.
Ho amato tante volte, o come direbbe qualcuno, troppe. Almeno una di troppo, sicuramente.
E’ soltanto una fottuta parola.
Ora, mi sono fottutamente reso conto di non essere più in grado di amare.
E’ un cazzo nel culo, un chiodo tra i denti.
Non parlo dell’amore letterario, epistolare, carnale o sailcazzo quale amore possiate pensare. Parlo di quel sentimento naturale che puoi provare nei confronti di un amico, di un fratello o di una sorella, di una donna od un uomo. Parlo di quell’amore incondizionato nei confronti di una persona che ti é cara, ed a cui non faresti mai del male.
Senso di schifo, come vomitare perchè ubriachi senza aver bevuto.
Mi sono chiuso nei miei pensieri, e persino chi non mi conosce se ne é accorto. Lampante, direi che é il termine che definisce al meglio la trasparenza da cui si evince questo mio statico di catatonicità elaborativa.
Chiudi quella fottuta porta di merda, chiudi quella fottuta porta di merda, chiudi quella fottuta porta di merda, coglione.
Niente. Assolutamente niente. Qualcosa che spinge da dentro, che vorrebbe palesarsi, ma non ne vuole sapere di uscire. Assolutamente no. E si stanca, dopo pochissimo, per non dire anche meno. Eppure la vedi, lei é li, vicino a te, che ti guarda e che ti sorride. Libera in tutto il suo fascino. In continua evoluzione. E tu, le fai trovare chiuse le porte del tuo cuore, mandando tutto a puttane, nella migliore delle ipotesi.
Il sentimento figlio di un pompino fatto male e senza ingoio. Sputa la vita, strafottuta vacca da scrotomanzia!
E no, scordati di farcela. Scordatelo. Rinchiuditi in quel cesso che é la sede dei tuoi pensieri ed annega tutto in una fottuta nebbia, peggio di quella che avvolge Alpignano stanotte. In questa ultima notte in cui anche la persona a cui hai fatto più male, dice che sei troppo severo con te stesso, in questa ultima notte prima della prossima.
Io non uccido, io massacro … Mi vedi? Io ti osservo già da un pezzo … In un attimo posso cambiarti la vita … Nulla di personale, questo è il mio mondo e tu ci nuoti dentro ….
Venti giorni racchiusi in tre. Situazioni diverse, tu evoluta, io cambiato. Anche se cambiato non é la definizione corretta … Ma non saprei come definirmi altrimenti. De-evoluto. Chiuso in me stesso per colpa di una troia che ha distrutto molto di quello che ero. Ma forse non é stata solo colpa sua, ma anche di alcune precedenti situazioni. Di certo é solo il risultato. Il pessimo risultato. E la mia parte di responsabilità, del resto se tutto questo é successo, é perchè io l’ho permesso. L’ho lasciato accadere.
Fai qualcosa cazzo di stronzo! Non restare lì a guardare come un ebete a cui stanno stuprando la vita davanti agli occhi!
Bhà … Si. E’ ora di fare veramente qualcosa. E non riesco a capire cosa. L’uomo delle soluzioni ha esaurito le risposte. Ma non le domande …
Artemisia, per incanto o per delizia. Tu mi hai scusato, ma io non mi perdono. Non ancora. Du. Du hast. Du hast mich.
Prendi una situazione desiderata, condiscila ed aggiungi la giusta dose di spezie e di aromi, cerca di renderla quanto più bella ti sia immaginabile.
Bene.
Se vuoi rendere la cosa unica, aggiungici un Sem. Non uno a caso, proprio il Sem.
Sem, con i suoi pensieri, i suoi desideri e le scelte di vita che ha fatto, nel bene e nel peggio.
La mia vita mi stà portando dove non credevo di arrivare, dove non potevo immaginare di arrivare.
Ed allora ? Allora si esagera perchè il trasporto diventa forte quanto il desiderio.
Desidera una vita consona a quello che sei, dedicata alla comunicazione, all’appagamento, al lasciarsi andare ed al recuperarsi. E quando tutto questo c’é, curalo, consolidalo, coltivalo e nutrilo.
Ovviamente, la normalità non viene minimamente considerata come opzione possibile.
Lasciati andare, godi al massimo del momento, sii felice. Ma non far durare tutto questo; la merda, lo schifo ti attendono dietro l’angolo. Li brami, li desideri, più di tutto il bene che ne puoi trarre e che puoi donare.
Tu, uomo, non puoi stare bene, devi rovinare tutto perchè non vuoi tutto questo bene, non te lo meriti. Lo desideri, ma non lo meriti. Non fà assolutamente per te. E non lo fai apposta, ma alla fine quella merda, quel buio, quell’oscurità ti é consona più di ogni desiderio di bellezza in cui il tuo ego potrebbe serenamente trastullarsi.
Ti allontani dal bene non per codardia, ma per non sentirne la mancanza. Non vuoi, non consideri la possibilità di rovinare tutto, ma é la tua risposta alla bellezza.
E così finisci a fare del male, troppo male, a chi non se lo merita, a chi non vorresti, alla sorgente del bene che stai ricevendo. Ed a nulla servono le parole, i pensieri, od i gesti. Tutto automaticamente per te diventa inopportuno. Stasi debilita, azione rinfranca, ma il nulla ti trova e tu, bastardo, lo usi come rifugio. Un nulla sotto spirito che ti culla, ti conforta, e ti porta ad un sonno pieno di ….. nulla.
Ma quando ti risvegli, riassapori la merda a cui sei abituato, con l’aggiunta del pentimento per aver fatto del male a chi, assolutamente non lo meritava. A chi non volevi. A chi stava solo cercando di volerti bene per il lurido figlio di puttana che sei. Ed il non riuscire a dimostrare i propri pensieri, é la conferma che le parole, non sono come tu le vorresti.
Vorresti parlare, vorresti spiegarti, ma alla fine riesci a chiedere solo scusa. E nemmeno bene. In fondo, l’odio, é il giusto premio per quello che inconsciamente ti rendi conto di fare. Solo, te ne rendi conto troppo tardi.
Bastava fermarsi prima di iniziare. Bastava …. fare qualcosa di diverso.
Bastava … Ma perchè far andare le cose bene, quando puoi rovinare tutto ?
Un giorno comprenderò il mistero che si cela dietro il calore confortante della merda.
Un giorno …. Non oggi.